Farina di pesce in calo del 26%: El Niño ferma la pesca in Perù

Il Perù, che da solo produce oltre il 30% della farina di pesce mondiale, ha prolungato lo stop alla pesca senza fornire una data di riapertura. La causa è El Niño costiero: le acque del Pacifico meridionale sono troppo calde per consentire la formazione dei banchi di Engraulis ringens, l'acciuga peruviana su cui si regge il 65% della produzione globale di fishmeal.

I numeri parlano chiaro: nei primi mesi del 2026, la produzione cumulativa di farina di pesce è scesa del 26% rispetto allo stesso periodo del 2025. Quella di olio di pesce del 14%. Entrambi gli ingredienti sono essenziali per i mangimi dell'acquacoltura, con il salmone atlantico in cima alla lista dei settori più esposti.

L'IMARPE (Instituto del Mar del Perú) monitora costantemente la biomassa disponibile e ha confermato che le condizioni ambientali non permettono ancora una pesca sostenibile. Le autorità peruviane hanno scelto di attendere, evitando di compromettere la ripresa dello stock per inseguire una stagione breve.

Per gli operatori italiani dell'acquacoltura e per i buyer di mangimi, la situazione si traduce già in costi più alti e approvvigionamenti più difficili. I grandi produttori di salmone norvegesi e cileni stanno assorbendo parte dello shock attraverso contratti a lungo termine, ma chi opera sul mercato spot sente la pressione.

La domanda per la filiera italiana è concreta: come state gestendo questa carenza? Sostituzione parziale con farina di insetti, proteine vegetali, o semplicemente traslazione del costo sul prezzo finale?