Nei 12 mesi a ottobre 2025, il sushi confezionato nei supermercati italiani ha raggiunto 20,4 milioni di confezioni vendute, con un incremento del 2,5% in unità. Il giro d'affari si è stabilizzato a €167,8 milioni. Numeri apparentemente positivi, ma il segnale che conta è un altro: il prezzo medio al kg è in calo e la spinta promozionale è crescente.
Il mercato del sushi retail è ormai entrato in una fase commodity. La competizione si gioca principalmente sull'offerta promozionale, comprimendo i margini lungo tutta la filiera. Per importatori e distributori che servono la GDO, il messaggio è chiaro: differenziarsi sulla tracciabilità e sul prodotto premium è l'unica via per uscire dalla guerra dei prezzi.
Sul fronte HoReCa, il quadro è diverso. Il 54% degli italiani dichiara di anteporre qualità al prezzo nella scelta del pesce — ma acquista dove è più conveniente. Questo gap tra dichiarato e comportamento reale è lo spazio in cui il ristoratore può e deve lavorare. L'esperienza del sushi al ristorante non è replicabile dalla confezione da supermercato. La percezione del valore, costruita sulla qualità della materia prima e sulla competenza del personale, è il vantaggio competitivo che il canale retail non potrà mai erodere.
Per chi opera nella distribuzione ittica verso HoReCa, questo dato conferma la direzione: non inseguire i volumi del retail, ma presidiare il segmento qualitativo dove la marginalità regge.