ICCAT, riunita a Siviglia a fine 2025, ha approvato un aumento dei TAC per il triennio 2026-2028: +19,3% per lo stock Atlantico orientale, +13% per quello occidentale, con un tetto combinato di 48.403 tonnellate. Il decreto MASAF del 1° aprile 2026 fissa la quota italiana a 6.182,6 tonnellate, circa il 17% in più rispetto alle 5.283 dell'anno precedente.
I numeri raccontano un recupero reale della specie: la biomassa adulta è tornata al 60% del livello di riferimento per la sostenibilità, quasi il doppio del minimo storico toccato prima dei tagli drastici imposti da ICCAT tra il 2007 e il 2012. Un risultato che giustifica l'apertura delle quote.
Ma c'è un aspetto che chi importa non può ignorare: secondo le stime ICCAT, in alcune aree del bacino fino al 20-30% del tonno rosso pescato potrebbe provenire da attività IUU (illegali, non dichiarate o non regolamentate). Più prodotto disponibile legalmente significa anche che la tracciabilità end-to-end diventa un vantaggio competitivo concreto — non solo un requisito di conformità.
Fonte: ANSA / ICCAT — aprile 2026