IUU: Solo lo 0,29% dei Certificati Cattura Extra-UE Verificato

Un dato che dovrebbe far riflettere l'intera filiera dell'import ittico europeo: secondo un'analisi della coalizione IUU (Oceana, WWF, Pew, EJF, The Nature Conservancy), tra il 2020 e il 2023 l'Unione Europea ha ricevuto quasi 800.000 certificati di cattura da paesi extra-UE, ma ne ha verificati con gli Stati di bandiera soltanto lo 0,29%. Ancora più basso il tasso di respingimento: appena lo 0,01%.

La normativa UE prevede un obbligo minimo del 5% di ispezioni sugli sbarchi diretti provenienti da paesi extra-UE, una soglia che — stando a questi numeri — resta largamente disattesa nella pratica dei controlli sul campo.

Per gli importatori italiani ed europei, questo dato ha un'implicazione diretta e concreta: affidarsi esclusivamente all'adempimento burocratico minimo non garantisce affatto la tracciabilità reale del prodotto. Il rischio reputazionale di importare, anche inconsapevolmente, da filiere extra-UE poco tracciate resta alto, indipendentemente dal fatto che la documentazione formale sia in regola.

La coalizione IUU chiede ora agli Stati membri di rispettare finalmente l'obbligo minimo di legge. Nel frattempo, per gli operatori che vogliono davvero differenziarsi, la tracciabilità verificata — non solo dichiarata — diventa un argomento commerciale concreto verso clienti HoReCa e GDO sempre più attenti alla provenienza.