Surimi UE: import in calo, Italia punta al valore

Il surimi racconta una parte sempre più concreta del seafood europeo: prodotti pronti, proteine accessibili, trasformazione industriale e filiere internazionali.

Nel 2025 l'Unione Europea ha importato 62.847 tonnellate di surimi per 148 milioni di euro, un dato in calo rispetto al 2024 e molto più basso rispetto ai picchi di prezzo del 2022. Gli Stati Uniti restano il principale fornitore dell'UE, con oltre 41.000 tonnellate esportate verso il mercato europeo nel 2025.

Spagna e Francia guidano la domanda europea per volume, con circa 20.000 tonnellate importate ciascuna nel 2025: il surimi è entrato stabilmente nelle loro abitudini di consumo, soprattutto nelle referenze refrigerate e pronte.

L'Italia si muove diversamente. Nel 2025 ha importato 8.338 tonnellate di surimi per 34,3 milioni di euro: volumi inferiori rispetto a Spagna e Francia, ma un valore unitario nettamente più alto. Non un grande mercato di massa della materia prima, ma un mercato orientato a prodotti più trasformati, confezionati o a maggiore valore aggiunto.

Per il settore ittico europeo la lezione è evidente: il valore non si costruisce più solo sulla specie, ma sulla capacità di trasformarla, renderla riconoscibile e inserirla nei nuovi stili alimentari. Una riflessione utile per chiunque operi nel seafood convenience e stia ripensando il proprio mix prodotto tra volume e valore aggiunto.