Per chi importa prodotto ittico da Asia o Sud America, il 2026 porta un cambiamento strutturale nei costi, non un semplice rincaro temporaneo.
Da un lato, l'aumento dei costi ETS (Emissions Trading System) agisce di fatto come una carbon tax sull'import: il trasporto marittimo extra-UE viene progressivamente incorporato nel sistema europeo di scambio delle emissioni, con un impatto diretto sul costo landed della merce.
Dall'altro, i dazi anti-dumping su prodotti come il pangasio e il gambero d'acqua calda sono già pienamente in vigore, e non si prevede un'inversione di rotta nel breve periodo.
La lettura corretta per gli operatori della filiera non è quella di un aumento congiunturale dei prezzi, ma di un cambio strutturale nel costo di approvvigionamento da alcune origini extra-UE. Chi costruisce oggi il proprio piano acquisti sulle stesse basi di due o tre anni fa rischia di trovarsi con margini compressi in modo permanente.
È il momento giusto per rimettere in agenda i fornitori UE ed EFTA come alternativa a costo più stabile e prevedibile. Le alici del Cantabrico, ad esempio, offrono un caso concreto di prodotto europeo di qualità che non sconta gli stessi rischi tariffari e di trasporto dell'import da Asia e Sud America.