Dal 24 luglio 2026 gli Stati Uniti hanno esteso una nuova ondata di dazi doganali al 10-12,5% a 59 Paesi fornitori e all'intera Unione Europea, coprendo secondo le stime di settore circa il 99,4% dell'import ittico americano. Una misura di portata quasi totale, che tocca in particolare le categorie a maggior volume di scambio: gamberetto, salmone e tonno.
Per i Paesi esportatori storicamente orientati sul mercato statunitense, l'effetto immediato è una compressione dei margini su ogni spedizione diretta verso gli USA. Ciò significa che parte dei volumi oggi destinati al mercato americano potrebbe, nei prossimi mesi, cercare sbocchi alternativi — e l'Europa, con la sua domanda strutturalmente solida, è tra le destinazioni più naturali.
Per gli importatori e i grossisti italiani, il quadro apre una finestra concreta da monitorare: i fornitori più esposti sul mercato USA — in particolare su gamberetto e salmone lavorato — potrebbero offrire condizioni più competitive nei prossimi mesi, nel tentativo di ricollocare i volumi in eccesso su altri mercati. Non è detto che l'effetto sia immediato: i riassetti delle rotte commerciali richiedono tempo, contratti da rinegoziare e nuove relazioni logistiche da costruire.
Chi lavora nell'approvvigionamento ittico italiano farebbe bene, nelle prossime settimane, a chiedere direttamente ai propri fornitori quale quota del loro export era storicamente indirizzata verso gli Stati Uniti: è il primo indicatore per capire se e quando i listini potrebbero muoversi, e per negoziare con anticipo condizioni più favorevoli prima che il mercato si riequilibri.