La Commissione UE, attraverso i consigli consultivi MAC (Market Advisory Council) e LDAC (Long Distance Advisory Council), ha chiesto controlli più mirati sulle importazioni di calamari extra-UE, con un focus specifico sulle partite provenienti dalla Cina. Le richieste includono verifiche documentali rafforzate, audit sulle imbarcazioni e indagini su pesca INN (illegale, non dichiarata e non regolamentata) e lavoro forzato lungo la filiera.
Il dato che giustifica l'attenzione è quello sulla crescita della flotta d'altura cinese: dal 2000 le catture di calamaro sono aumentate del 150%, portando la Cina a coprire oggi circa un terzo delle catture mondiali della specie. Un'espansione così rapida ha reso la tracciabilità della materia prima un tema centrale per l'intero comparto.
L'Unione Europea, dal canto suo, resta un mercato di sbocco fondamentale: assorbe circa il 29% dell'import mondiale di calamari e seppie, con la Spagna come principale porta d'ingresso, pari a circa metà dei flussi comunitari. Dal 10 gennaio 2026, inoltre, il sistema CATCH è obbligatorio per tutti i certificati di cattura digitali che accompagnano le spedizioni in ingresso.
Per chi importa calamaro da origini extra-UE, il messaggio operativo è chiaro: la tracciabilità documentale non è più un dettaglio amministrativo, ma la prima linea di difesa contro blocchi doganali e contestazioni. Verificare in anticipo la solidità della documentazione dei propri fornitori — specialmente su rotte asiatiche — riduce sensibilmente il rischio di ritardi o sequestri alla frontiera.