Secondo l'ultimo report RaboResearch di Rabobank, la domanda di pesce premium ha retto meglio del previsto nel 2026, nonostante il contesto di dazi commerciali e incertezza sulle rotte di import-export che ha caratterizzato la prima parte dell'anno.
La spiegazione individuata dagli analisti è quella di una cosiddetta economia "a K": i consumatori con reddito più elevato — che sono anche i principali acquirenti di prodotti come salmone e gamberi di qualità superiore — hanno visto aumentare il proprio potere d'acquisto, mentre la fascia di consumatori a reddito più basso ha invece arretrato nei consumi. Il risultato netto è che la domanda complessiva per il segmento premium del pesce si è mantenuta solida, sostenendo i prezzi anche in una fase di offerta più tesa nei primi mesi dell'anno.
Questo dato ha un'implicazione strategica precisa per chi vende pesce in Italia, sia all'ingrosso sia in ristorazione: puntare su qualità e valore aggiunto — tracciabilità, origine certificata, lavorazione curata — continua a pagare più che competere esclusivamente sul prezzo più basso, soprattutto in una fase di mercato scossa da dazi e riassetti commerciali globali.
Per gli operatori della filiera, il messaggio pratico è duplice: da un lato, non inseguire necessariamente il prezzo più competitivo su ogni referenza, specialmente su prodotti premium con una clientela già disposta a riconoscere il valore aggiunto; dall'altro, considerare uno spostamento graduale del mix di offerta verso il segmento alto, dove la domanda si è dimostrata più resiliente anche in un anno complicato per il commercio internazionale del pesce.