Etichetta Italiana: 13,3 Miliardi di Valore, Zero Volumi

La diciannovesima edizione dell'Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che incrocia le etichette di oltre 151.000 prodotti con le rilevazioni NielsenIQ sulla distribuzione moderna, fotografa un dato netto per il comparto agroalimentare italiano: i prodotti che richiamano il Made in Italy, le denominazioni DOP e IGP o un'origine regionale hanno generato nel 2025 vendite per 13,3 miliardi di euro, in crescita dell'1,8% a valore. Ma i volumi acquistati sono rimasti invariati.

Lo studio non isola separatamente il comparto ittico, ma il segnale che arriva dagli scaffali riguarda da vicino pesca, acquacoltura e trasformazione: l'italianità in etichetta continua a giustificare un premium price, ma da sola non spinge più le quantità vendute. Il richiamo all'origine resta una leva di posizionamento, non un motore di crescita autonomo.

Per le aziende della filiera ittica, la conclusione operativa è chiara: l'aggettivo «italiano» non basta più. La vera opportunità è trasformare i dati già disponibili per legge — denominazione commerciale e scientifica della specie, metodo di produzione, zona di cattura o allevamento — in un'informazione chiara, coerente e verificabile su ogni canale, dal packaging al sito aziendale.

Il passaggio più rilevante riguarda il futuro prossimo: con lo sviluppo dell'agentic shopping, assistenti digitali e sistemi di intelligenza artificiale cercheranno, confronteranno e selezioneranno i prodotti sulla base di informazioni strutturate. Troveranno solo ciò che le imprese avranno saputo dichiarare in modo corretto e coerente in ogni punto di contatto.

Per chi importa, lavora o distribuisce prodotto ittico in Italia, investire ora in dati di filiera solidi e coerenti non è più solo un obbligo normativo: è la condizione per restare visibili e credibili, oggi verso i buyer e domani verso gli algoritmi che li affiancheranno.