Silver Bay Seafoods ferma un secondo impianto in Alaska

Silver Bay Seafoods, tra i principali processori di salmone selvaggio dell'Alaska, ha annunciato lo stop di un secondo impianto di lavorazione, questa volta sul Prince William Sound. La decisione arriva dopo la sospensione, già comunicata a inizio 2026, dell'attività nello stabilimento di Cordova.

Alla base della scelta ci sono previsioni di raccolta particolarmente deboli su salmone rosa e Copper River, unite a costi operativi elevati e a un mercato che non sostiene adeguatamente i volumi lavorati. L'azienda concentra ora la produzione sugli impianti di Valdez e Seward, riducendo la capacità complessiva di trasformazione disponibile in Alaska.

Per gli operatori che importano salmone selvaggio del Pacifico, fresco o in prodotti in scatola, il segnale è chiaro: meno capacità di lavorazione statunitense significa un'offerta potenzialmente più tesa nei prossimi mesi, con effetti che possono farsi sentire anche fuori dagli Stati Uniti, sui mercati europei che attingono a questa filiera.

Il caso si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione dell'industria del salmone selvaggio americano, alle prese con raccolti variabili di stagione in stagione e una concorrenza sempre più stretta con il salmone allevato norvegese e cileno, generalmente più stabile in termini di volumi disponibili.

Per chi lavora su questo canale può essere il momento di rivedere il mix di approvvigionamento tra salmone selvaggio americano e allevato, verificando per tempo con i fornitori la disponibilità per la seconda parte della stagione.