Filiera ittica italiana: la carenza di manodopera diventa strutturale

Nel giro di tre anni, la quota di aziende italiane che dichiara di non trovare personale specializzato e' salita dal 45% nel 2023 al 70% nel 2026, secondo i dati del sistema informativo Excelsior. Un incremento che nel settore della pesca e della lavorazione ittica assume un peso particolare.

Il fenomeno si somma a una forza lavoro gia' in contrazione numerica e in progressivo invecchiamento: sempre piu' lavoratori del comparto hanno superato i 50 anni, mentre il ricambio generazionale fatica a decollare. A complicare il quadro, l'offerta formativa professionale dedicata al settore ittico copre solo circa il 60% della domanda potenziale espressa dalle aziende.

Per chi pianifica capacita' produttiva, logistica o espansione della propria filiera — dalla banchina alla lavorazione, fino alla distribuzione e alla vendita — questo significa mettere in conto un vincolo che nei prossimi anni non sara' solo la disponibilita' di materia prima, ma la disponibilita' di persone in grado di lavorarla e movimentarla correttamente.

Le aziende che stanno gia' investendo in formazione interna, percorsi di apprendistato e valorizzazione dei mestieri manuali specializzati si trovano oggi in una posizione di vantaggio competitivo rispetto a chi rimanda il problema.