Salmone Cileno 2026: Costi Bassi e Diversificazione Coho

Il salmone cileno rafforza la propria posizione competitiva nel 2026, secondo le ultime stime di Rabobank. Dopo un anno di crescita di valore, il Cile punta a un'ulteriore espansione sostenuta da una struttura di costo per kg strutturalmente più bassa rispetto ai principali competitor del Nord Europa, Norvegia e Scozia in testa.

Un secondo elemento distingue questa fase di crescita: la conversione di alcuni siti produttivi cileni verso il coho, specie ancora poco diffusa sui mercati europei rispetto al salmone atlantico. Per gli importatori che lavorano prevalentemente su origine nordica, si tratta di un segnale da monitorare da vicino, non solo di una notizia di settore.

Il Cile, storicamente percepito come fornitore di riserva quando l'offerta norvegese o scozzese è sotto pressione — per fototossine algali, mortalità o vincoli di quota — si propone oggi come leva strutturale di diversificazione del sourcing, non più solo come piano B emergenziale.

Per chi acquista salmone in Italia, il tema pratico è capire se il proprio mix di fornitori include già un'origine extra-UE stabile, oppure se dipende ancora esclusivamente dal Nord Europa. Inserire il salmone cileno — atlantico o coho — in una strategia di sourcing multi-origine strutturata, anziché come rimedio last-minute, è una scelta che si sta rivelando sempre più vantaggiosa sul piano sia dei costi sia della sicurezza di approvvigionamento.