Bruxelles apre un fronte che riguarda direttamente la filiera del pesce bianco lavorato in Italia: la Commissione Europea ha proposto di dimezzare l'import di pollock (merluzzo dell'Alaska) di origine russa entro due anni.
Il dato che giustifica la mossa è netto: nella prima metà del 2026 la Russia ha raggiunto il 51% del mercato UE del filetto di pollock, in salita dal 44% di appena un anno prima. In Germania, primo importatore europeo, la quota di origine russa è passata dal 15% nel 2020 al 45% nel 2024 — una dipendenza cresciuta silenziosamente negli ultimi quattro anni, nonostante il contesto geopolitico.
Per chi lavora bastoncini di pesce, filetti surgelati o basi per surimi, il pollock dell'Alaska non è una materia prima marginale: è uno degli ingredienti industriali più usati del comparto seafood surgelato europeo. Una stretta reale sull'import russo ridurrebbe rapidamente la disponibilità sul mercato, con effetti prevedibili sui prezzi — mentre la Cina, forte di capacità di lavorazione e riesportazione, è già pronta a intercettare le quote di export dirette verso l'UE.
Il messaggio operativo per la filiera italiana è chiaro: mappare oggi l'esposizione all'origine russa nei propri contratti di fornitura, prima che l'eventuale stretta normativa arrivi a impattare direttamente sui listini. Chi anticipa il cambiamento, diversificando per tempo verso altre origini o processori, parte in vantaggio.
Fonte: Undercurrent News / Interfax / Tridge Insights — agosto 2026