Per il 2027 la Russia ha fissato una quota di merluzzo del Pacifico (Gadus macrocephalus) nell'Estremo Oriente pari a circa 142.000 tonnellate, in aumento del 5% rispetto al 2026. Il dato, riportato da Undercurrent News, segna una netta controtendenza rispetto a quanto sta accadendo sul fronte opposto della produzione russa: il merluzzo dell'Artico nord-orientale, condiviso con la Norvegia, resta infatti in forte calo per lo stato dello stock.
Il merluzzo del Pacifico e quello atlantico appartengono a specie diverse ma sono spesso intercambiabili per molti usi industriali — filettatura, surgelazione, prodotti impanati — il che li rende, per il mercato globale del pesce bianco, vasi comunicanti più di quanto si pensi.
Per l'Europa e per l'Italia il legame è indiretto ma non trascurabile: il pesce bianco di origine russa resta escluso dall'import comunitario per effetto di dazi e restrizioni commerciali legate al conflitto in Ucraina. Tuttavia, un aumento dell'offerta russa verso i mercati asiatici — dove il Pacifico trova sbocco naturale — libera capacità di lavorazione e attenua la competizione per la materia prima altrove, con un effetto di allentamento indiretto sui prezzi del filetto congelato proveniente da altre origini come Islanda, Norvegia e Isole Faroe.
Per gli operatori italiani che acquistano pesce bianco, il messaggio operativo è chiaro: le dinamiche del mercato russo, anche se il prodotto non arriva mai direttamente in Europa, continuano a influenzare indirettamente prezzi e disponibilità delle origini alternative su cui si basa oggi l'approvvigionamento europeo.