Un nuovo report della Changing Markets Foundation, pubblicato il 21 settembre 2026, mette in fila tre scenari sul futuro dei mangimi d'acquacoltura. Il punto di partenza: oggi il 13,3% del pescato selvatico mondiale finisce nei mangimi per pesci e crostacei allevati.
Da qui, la strada può andare in direzioni molto diverse entro il 2040. Nello scenario migliore, con la produzione che si sposta verso specie a basso impiego di mangime come molluschi e carpa, la quota resterebbe stabile tra il 13% e il 17%. Nello scenario intermedio, con l'espansione trainata dal mercato e alcune specie di alto valore, si salirebbe al 29-38%. Nello scenario peggiore — un'espansione market-driven concentrata su specie carnivore come salmone, gamberi, orata e spigola — la quota potrebbe arrivare al 34-46%.
Il report segnala anche un tema di equità: le comunità di pesca su piccola scala nei paesi a basso reddito, in particolare in Sri Lanka e in altre aree in via di sviluppo, rischiano di subire una pressione sproporzionata, con stock ittici locali dirottati verso mangimi per operazioni di allevamento orientate all'export.
Per chi in Europa acquista mangimi o prodotti d'allevamento, l'implicazione è strategica più che immediata: più il mix produttivo globale si sposta su specie carnivore, più le materie prime marine — farina e olio di pesce — diventano un fattore di costo, di volatilità e di attenzione regolatoria sulle certificazioni di sostenibilità. La traiettoria non è già scritta: dipende dalle scelte di oggi sul mix di specie da allevare.