Lombi di tonno, import UE +40% in dieci anni: cosa cambia per i buyer

In dieci anni le importazioni europee di lombi di tonno sono cresciute di oltre il 40% in volume. È il dato emerso all'INFOFISH World Tuna Trade Conference di settembre 2026 e ripreso da Undercurrent News: la conserva di tonno europea si fa sempre più partendo da un semilavorato prodotto altrove.

Cos'è il lombo e perché conta. Il lombo è il tonno già sbarcato, cotto, spellato e pulito, pronto per essere inscatolato. È la fase della filiera a più alta intensità di manodopera. Importare il lombo invece del tonno intero significa che la parte più delicata della trasformazione – e il controllo su come viene fatta – si è spostata nei Paesi d'origine, dall'Ecuador al Sud-est asiatico.

La richiesta dei conservieri. Il gruppo spagnolo Jealsa ha chiesto all'Unione europea di assicurarsi che tutti rispettino le stesse regole: gli stessi standard su pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) e su condizioni di lavoro devono valere per chi lavora il tonno in Europa e per chi spedisce lombi da fuori. Il timore è una concorrenza sbilanciata tra chi sostiene i costi di conformità e chi no.

Cosa significa per chi compra. Per importatori, grossisti e GDO l'etichetta finale dice sempre meno sull'origine reale della lavorazione. La due diligence si allarga: non basta conoscere la flotta e l'inscatolatore, serve sapere in quale stabilimento il tonno è stato cotto e pulito, con quali certificazioni e quali audit sociali. È anche una leva negoziale: chi può documentare l'intera catena ha un argomento in più con i clienti più esigenti.

La domanda da farsi oggi: nella vostra filiera del tonno in scatola, il fornitore del lombo è mappato quanto quello della conserva finita? Se la risposta è no, è il momento di chiederlo ai fornitori prima che lo chieda il mercato.