La flotta peschereccia europea può passare a sistemi di propulsione a basse emissioni senza aumentare i tetti di capacità fissati dalla Politica comune della pesca (PCP). È la conclusione di uno studio realizzato da Profundo per l'organizzazione Seas At Risk e pubblicato il 7 settembre 2026, ripreso dalla stampa di settore internazionale.
Il nodo. La PCP fissa per ogni Stato membro un tetto massimo di capacità della flotta, misurato in stazza lorda e potenza motore. Nel dibattito sulla revisione della PCP una parte dell'industria ha chiesto di alzare questi limiti: motori elettrici, ibridi o alimentati con carburanti alternativi, insieme a batterie e serbatoi, occupano più volume a bordo, e le barche rischierebbero di sforare i tetti solo per diventare più pulite.
Cosa dice lo studio. Confrontando la capacità effettivamente utilizzata con i tetti nazionali, l'analisi conclude che esiste abbastanza capacità inutilizzata per ospitare lo spazio aggiuntivo richiesto dalle nuove tecnologie, anche in uno scenario di decarbonizzazione ambizioso. L'unica eccezione individuata è la Polonia, con uno sforamento stimato come marginale. Seas At Risk sostiene quindi che i tetti vadano mantenuti, perché impediscono il ritorno alla sovracapacità e limitano la pressione sugli stock.
Perché interessa chi compra. La capacità della flotta non è un tema solo tecnico: più capacità significa più sforzo potenziale e, nel medio periodo, stock sotto maggiore pressione e quote più basse. La scelta su come conciliare ammodernamento e limiti di flotta inciderà sulla disponibilità di pescato europeo negli anni in cui molti buyer cercano di ridurre la dipendenza dall'extra-UE.
Cosa guardare. Il confronto si giocherà nella revisione della PCP, su cui Parlamento europeo e Commissione stanno lavorando. Per chi acquista pescato UE è utile seguire anche il tema della decarbonizzazione dei fornitori: presto potrebbe entrare nei requisiti di sostenibilità di GDO e grandi clienti.