Nel 2025 l'Italia ha importato più pesce lavorato che mai, e la crescita è stata soprattutto di volume. Lo evidenzia il rapporto del CREA sul commercio con l'estero dei prodotti agroalimentari, elaborato su dati ISTAT e presentato il 9 settembre 2026, ripreso da Pesceinrete.
I numeri. Le importazioni di pesci lavorati sono cresciute del 7,3% in quantità, mentre il valore è aumentato a un ritmo inferiore. È la seconda voce dell'intero import agroalimentare italiano, preceduta solo dal caffè crudo. Considerando tutti i prodotti ittici, le quantità importate crescono del 4,3%. Sul fronte opposto, l'export ittico italiano aumenta del 9,6% in volume ma cala leggermente a valore.
Il segnale. Quando i chili crescono più del valore, il prezzo medio unitario di ciò che si compra scende. Le spiegazioni possibili sono diverse e probabilmente convivono: un mix che si sposta verso referenze più standardizzate e competitive, una domanda più attenta al prezzo e fornitori esteri che spingono sui volumi. In ogni caso il mercato premia sempre più la quantità e sempre meno il premio di prezzo.
Cosa significa per chi compra. Per importatori, grossisti e GDO il margine si difende sempre meno sul listino e sempre più su ciò che sta intorno al prodotto: continuità di fornitura, gestione del mix tra referenze di volume e referenze di valore, efficienza logistica e servizio al cliente. Chi lavora solo sul prezzo rischia di inseguire un mercato che scende.
Da tenere d'occhio. Il rapporto non dettaglia specie e Paesi fornitori: per leggere davvero la tendenza conviene incrociarla con i propri dati di acquisto, per capire quali referenze stanno crescendo a volume e quali tengono il valore.