Un ampio studio pubblicato su PNAS ha analizzato 23.329 specie marine per capire come cambierà la loro taglia con il riscaldamento degli oceani. Il risultato, nello scenario di alte emissioni: per due terzi delle combinazioni gruppo-oceano analizzate la taglia media cala entro il 2100.
Il dato che interessa chi lavora con i molluschi: i bivalvi vanno verso taglie più piccole, mentre i cefalopodi artici, al contrario, tendono a crescere. Non tutto il mare si rimpicciolisce allo stesso modo, e le differenze tra gruppi contano.
Va detto chiaramente: l'orizzonte è il 2100 e non è una previsione di mercato. Nessun operatore deve rivedere i listini domani mattina. Ma il segnale ha un'utilità pratica, perché per vongole, cozze e ostriche la taglia è una specifica commerciale: calibri, rese di sgusciatura, resa in cottura e confezionamento dipendono tutti da quanto è grande il mollusco.
Un mare più caldo può spostare queste variabili in modo graduale ma costante: meno prodotto di calibro grande, più prodotto piccolo, rese diverse per chi trasforma. Chi compra con contratti pluriennali o investe in impianti dovrebbe averlo come variabile di scenario, accanto a disponibilità e temperature estive.
In concreto: inserire la taglia tra le clausole flessibili dei contratti di lungo periodo, e seguire con i fornitori l'andamento dei calibri stagione dopo stagione, più che confidare in un'unica specifica fissa.
La taglia entra già nelle specifiche dei vostri acquisti?