Ad agosto 2026 l'export ittico norvegese è cresciuto del 14% sullo stesso mese dell'anno scorso. Il dato più interessante, però, è un altro: i pesci d'acquacoltura hanno rappresentato l'81,4% dell'export totale, il livello più alto mai registrato dal Norwegian Seafood Council.
La crescita è stata sostenuta da maggiori volumi di salmone e, sul fronte del pescato, da prezzi in aumento per merluzzo, sgombro, aringa e merluzzo carbonaro. Il salmone ha toccato un record mensile di valore, con mercati in crescita come Cina e Stati Uniti. Tra i primi sbocchi del mese figurano Polonia, Cina, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito.
Cosa leggere dietro i numeri? Che il peso del selvatico nell'offerta norvegese si riduce: le quote sono limitate e il prodotto di cattura arriva sul mercato con meno margine di manovra e costi crescenti. L'allevamento, invece, fornisce regolarità di volumi.
Per chi importa e distribuisce in Italia, questo cambia la pianificazione. Il salmone resta disponibile e prevedibile; il merluzzo e i pelagici selvatici richiedono più anticipo, più flessibilità sulle pezzature e più attenzione alle alternative di origine.
Un consiglio pratico: separare nel portafoglio fornitori la quota allevata, più stabile, da quella selvatica, più esposta a quote e stagionalità, e fissare soglie di acquisto diverse per le due.
Quanta parte del vostro approvvigionamento norvegese è ancora selvatica?