Indonesia torna in lista Ue per l'acquacoltura: cosa verificare

L'Indonesia è un fornitore che torna sul radar degli importatori europei. Il caso studio dedicato dall'EUMOFA nei Monthly Highlights 8/2026 (4 settembre) la colloca al secondo posto al mondo per catture e al terzo per acquacoltura nel 2024.

I numeri. Le catture indonesiane sono passate da circa 6,7 milioni di tonnellate nel 2015 a poco più di 7,8 milioni nel 2024, un aumento del 17%. L'UE è la quinta destinazione per le esportazioni ittiche del paese, secondo il ministero indonesiano degli Affari marittimi e della pesca (KKP).

Il passaggio regolatorio. Nel 2024 l'Indonesia era stata esclusa dall'elenco dei paesi autorizzati a esportare in UE prodotti d'allevamento (Regolamento di esecuzione 2024/2598). Secondo il KKP, il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1189, adottato il 4 giugno 2026, la reinserisce nell'elenco. Le voci principali dell'acquacoltura indonesiana verso l'UE sono gamberi, chanos (milkfish) e pesce gatto, con la tilapia indicata come opportunità di crescita.

Cosa significa per chi compra. La riammissione allarga la platea di origini disponibili, ma non sostituisce le verifiche. Prima di aprire una linea conviene controllare con il fornitore la specie e il formato, lo stabilimento riconosciuto per l'export in UE, i certificati sanitari e i controlli sui residui, la tracciabilità e le certificazioni di allevamento.

Cosa fare. Richiedere la documentazione aggiornata, partire con lotti di prova e confrontare costi e tempi con le origini già qualificate, senza concentrare su un solo fornitore nuovo l'intero programma di acquisto. Vale anche per il confronto con altre origini asiatiche: a parità di specie, contano la regolarità delle forniture, la qualità costante e la solidità documentale più della singola offerta.