Il Cile, secondo produttore mondiale di salmone, continua a crescere. Secondo i dati doganali Comex, tra gennaio e agosto 2026 le esportazioni di salmone e trota sono state di 557.532 tonnellate, contro 497.802 dello stesso periodo del 2025: un aumento di circa il 12% in volume. Il solo mese di agosto vale 62.747 tonnellate, sopra luglio.
Il peso degli Stati Uniti. Gli USA restano il primo mercato, con 178.126 tonnellate nei primi otto mesi. Da fine luglio, però, è in vigore un dazio del 12,5% sui prodotti cileni, deciso nell'ambito di un'indagine ai sensi della Sezione 301. L'associazione di settore riferisce che i volumi per ora hanno tenuto, mentre l'impatto comincia a emergere sui valori. Il Brasile è il secondo mercato di sbocco, in crescita nel primo semestre.
Cosa significa per l'Europa. Non esiste un legame automatico tra il dazio americano e l'offerta sul nostro mercato: il Cile ha già destinazioni consolidate in Asia e Sud America, e l'Europa pesa meno che per la Norvegia. Il segnale è però di contesto: un produttore con volumi in aumento e il mercato principale più costoso ha un incentivo a cercare sbocchi alternativi e a difendere i margini.
Per chi acquista. Vale la pena confrontare con più attenzione le offerte di origine cilena (filetti, porzionati, congelato) rispetto ai programmi norvegesi, soprattutto sui formati dove l'origine conta meno per il cliente finale. Resta da seguire anche la qualità e la regolarità delle consegne nei mesi autunnali.
In sintesi: volumi cileni in crescita e flussi in riassetto. Non un cambio di rotta certo, ma un fattore da inserire nei programmi di acquisto del prossimo trimestre.