Farina di pesce sotto inchiesta: cosa chiedere ai fornitori

Il 9 ottobre 2026 l'Outlaw Ocean Project ha pubblicato "Food for Feed", un'inchiesta lunga anni sulla filiera della farina e dell'olio di pesce, gli ingredienti con cui si nutrono salmone, orata, branzino e gamberi d'allevamento. Il pacchetto comprende circa due dozzine di articoli e uno strumento dati, e riguarda oltre 1.000 impianti in 64 paesi.

Cosa sostiene il progetto. Secondo la sua analisi su 18 paesi di trasformazione, almeno la metà dei 56 stock pescati per produrre farina è sovrasfruttata. Documenta inoltre impatti sulle comunità costiere dove sorgono gli impianti, tra stock locali impoveriti, lavoro e condizioni dei lavoratori. Le accuse a singole aziende restano affermazioni del progetto, non accertamenti giudiziari.

La replica dell'industria. L'associazione di settore IFFO ricorda che la quota di farina di pesce nei mangimi per l'acquacoltura è scesa dal 23% all'8% tra il 2000 e il 2020, grazie a ingredienti alternativi. Il progetto osserva però che la produzione mondiale di farina, secondo la FAO, dovrebbe crescere di circa il 10% tra il 2022 e il 2032.

Perché interessa chi compra. Il pesce d'allevamento è oggi circa metà dell'offerta ittica mondiale, e il suo mangime è l'anello meno visibile della catena. Gli standard di sostenibilità e le richieste di GDO e ristorazione si stanno spostando a monte: dall'allevamento all'origine di ciò che il pesce ha mangiato.

Domande utili al fornitore. Da quali zone di pesca e paesi proviene la farina? Il mangime è certificato? Quanta farina e olio di pesce contiene e quanto è di scarti di lavorazione? Chi ha le risposte ha un vantaggio commerciale; chi non le ha, un rischio reputazionale da gestire prima che arrivi la richiesta del cliente.