Fermo pesca a strascico: 40 anni dopo, mancano i dati

Ogni anno, tra estate e autunno, la flotta a strascico italiana si ferma secondo il calendario delle diverse aree (GSA). È il fermo pesca, o arresto temporaneo, uno strumento nato a metà anni Ottanta dopo la conferenza FAO di Roma del 1984. Ma funziona davvero?

Secondo l'analisi di Federico Camilleri pubblicata da Pesceinrete, la letteratura scientifica disponibile non certifica risultati conclusivi attribuibili al solo fermo, salvo forse in aree molto limitate. Parte degli studi sostiene che da solo non basti e che gli obiettivi richiedano più misure applicate insieme. Il rischio è che una misura finanziata ogni anno con fondi UE poggi più su una presunzione di beneficio che su una verifica.

Il nodo sono i dati. La Politica comune della pesca chiede una gestione basata sul miglior parere scientifico disponibile, che a sua volta dipende da dati armonizzati e affidabili. In Italia, ricorda l'autore, la procedura nazionale di selezione degli esperti a supporto della raccolta dati UE (EUMAP) è ferma dal 2021.

Nel frattempo il fermo è diventato un tassello tra tanti: i piani pluriennali del Mediterraneo lo affiancano a riduzione delle giornate di pesca, congelamento delle licenze, demolizioni e contrasto alla pesca illegale. In assenza di misure di efficacia, la tendenza è stringere per prudenza.

Per chi compra pescato nazionale, dal nasello alla triglia al gambero, il risultato è un'offerta più regolata e meno prevedibile. Il calendario dei fermi va trattato come una variabile strutturale della programmazione acquisti, con origini alternative già qualificate per coprire i mesi scoperti.