Itticoltura italiana 2025: 52.700 t, più della metà è trota

L'Associazione Piscicoltori Italiani (API) ha diffuso i dati produttivi 2025 della piscicoltura nazionale: 52.700 tonnellate, con una crescita del 3,3% in volume sul 2024. Un dato positivo, ma che va letto per specie per capire cosa c'è davvero dietro.

La specie dominante è la trota, con 30.300 t: da sola vale più della metà della produzione. Seguono l'orata con 9.600 t (9.400 da impianti a terra e a mare, appena 200 t da valli e ambienti salmastri) e la spigola con 4.900 t. Le altre specie sommano 7.900 t: cefali (2.800 t), storione (1.200 t), salmerino di fonte (1.000 t), poi carpe, anguilla, ombrina, pesce gatto e ombrina ocellata.

Per chi lavora nella distribuzione ci sono due letture. La prima: il comparto cresce, ma lentamente, ed è concentrato su una specie d'acqua dolce con un mercato proprio, in buona parte legato alla trasformazione e all'export. La seconda riguarda le due specie marine che il consumatore italiano compra di più: orata e spigola nazionali insieme fanno circa 14.500 t, una quota limitata della domanda interna. Il resto arriva dall'estero.

Questo non toglie valore al prodotto italiano, anzi: proprio perché i volumi sono contenuti, l'origine nazionale è una leva di posizionamento concreta per ristorazione e pescherie di fascia alta, da raccontare con filiera corta, freschezza e tracciabilità. Ma va gestita come tale, non come fonte principale di approvvigionamento.

Chi costruisce un'offerta solida di pesce d'allevamento ha bisogno di entrambe le cose: una linea nazionale ben identificata e un piano di acquisto estero qualificato che garantisca continuità, pezzature e servizio tutto l'anno.