Pesce palla: il Giappone esporta il fugu, in UE resta vietato

Il Giappone ha avviato un programma per esportare il fugu, il pesce palla simbolo della sua cucina più esclusiva. La prima destinazione è Singapore, che ne ammette l'import a condizioni rigide: solo muscolo preparato per il pesce selvatico (per quello allevato anche pelle, pinne e lattume), da stabilimenti accreditati e con certificato sanitario. Una cooperativa di Shimonoseki ha ottenuto un contributo del ministero giapponese e a novembre sono previsti incontri commerciali a Singapore.

Per l'Europa la risposta è netta. Il Regolamento (CE) 853/2004, Allegato III, Sezione VIII, Capitolo V, vieta l'immissione sul mercato di prodotti della pesca ottenuti da pesci velenosi della famiglia Tetraodontidae. Il divieto copre prodotto selvatico, allevato e trasformato, e i controlli ufficiali seguono il Regolamento (UE) 2019/627. Il motivo è la tetrodotossina: la normale cottura non la elimina e non esiste un antidoto specifico. L'apertura di Singapore non cambia nulla per l'accesso al mercato italiano.

Il tema concreto per la filiera italiana, però, non arriva dal Giappone ma dal mare di casa. Il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), specie entrata nel Mediterraneo dal canale di Suez, è segnalato in Italia dal 2013 a Lampedusa ed è anch'esso tossico, anche cotto. Può comparire nelle reti della piccola pesca e nel pescato misto.

Riconoscerlo è semplice se si sa cosa guardare: corpo allungato, dorso argenteo-grigio con fitti puntini scuri, ventre bianco, denti fusi a formare un becco. Per chi compra e lavora pescato del Sud Italia, formare il personale a individuarlo e scartarlo è parte della sicurezza alimentare quanto il controllo della catena del freddo.