Frode IVA nel pesce all'ingrosso: il rischio è anche di chi compra

La Guardia di Finanza di Napoli, su disposizione della Procura, ha eseguito un maxi sequestro nei confronti di un gruppo attivo nel commercio all'ingrosso di prodotti ittici tra le province di Napoli, Caserta, Avellino, Rimini e Milano. Le persone coinvolte sono 14; i reati contestati comprendono reati tributari, truffa aggravata per ottenere finanziamenti garantiti dallo Stato, riciclaggio e autoriciclaggio.

Il meccanismo descritto dagli inquirenti è quello tipico delle frodi IVA intracomunitarie. Salmone, tonno, spigole e orate venivano acquistati da fornitori di Svezia, Spagna e Grecia senza IVA, come avviene normalmente negli scambi tra Paesi UE. In Italia la merce passava per società fittizie, intestate a familiari o persone compiacenti, che emettevano fatture per operazioni inesistenti. L'IVA dovuta non arrivava mai all'Erario e quel risparmio si trasformava in prezzi sotto mercato, a danno dei concorrenti onesti.

Per gli operatori del settore ci sono due lezioni. La prima riguarda il mercato: nel fresco d'importazione una parte della pressione sui listini può venire da chi non paga le imposte, non da chi lavora meglio. La seconda riguarda chi compra. Secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE (cause Kittel e Recolta), il diritto alla detrazione IVA può essere negato a chi sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un'operazione collegata a una frode.

In concreto conviene documentare le verifiche sui fornitori nuovi: visura e anzianità della società, sede e struttura operativa reali, coerenza tra volumi offerti e dimensione aziendale, tracciabilità della merce. Un listino molto più basso del mercato, senza una spiegazione commerciale chiara, non è un'occasione: è un segnale da approfondire prima di firmare l'ordine.