Lavoro forzato: negli USA la responsabilità arriva a chi compra

Negli Stati Uniti va avanti la causa per lavoro forzato contro Rubicon Resources, distributore di gamberi oggi parte del gruppo canadese High Liner Foods. La Corte Suprema ha lasciato in piedi la decisione dei giudici d'appello, e il caso torna in tribunale.

La vicenda nasce nel 2016: alcuni lavoratori cambogiani sostengono di essere stati vittime di tratta e lavoro forzato in stabilimenti di lavorazione dei gamberi in Thailandia. Il passaggio che interessa tutto il settore è la sentenza della Corte d'Appello del Nono Circuito del febbraio 2026, in composizione allargata: in base alla legge federale contro la tratta, può essere chiamato a rispondere anche chi ha tentato di trarre beneficio da quella merce, anche senza aver completato la vendita. Una lettura che allunga la responsabilità lungo la filiera, fino a importatori e distributori.

Per l'Europa non è un tema lontano. Il Regolamento (UE) 2024/3015 vieta di immettere sul mercato, mettere a disposizione o esportare prodotti realizzati con lavoro forzato e si applica dal 14 dicembre 2027. Le autorità potranno vietare i prodotti e chiederne il ritiro anche quando sono già in circolazione.

Per chi importa pesce lavorato in Asia, gamberi in testa, il messaggio è chiaro: conoscere la filiera sociale non è più solo una questione di reputazione, diventa un rischio legale e commerciale. Le cose da fare non cambiano, cambia l'urgenza: mappare stabilimenti e subfornitori, chiedere audit sociali indipendenti e credibili, inserire nei contratti clausole su verifiche e conseguenze. Meglio cominciare adesso che inseguire nel 2027.