Olio di pesce e omega-3: il deficit che arriva nel 2027

Chi lavora con l'olio di pesce sa che la materia prima non è infinita. L'olio di pesce si ricava dagli scarti e dalla pesca di specie pelagiche come sardine, acciughe e aringhe, e la sua disponibilità dipende da quanto e dove quelle specie vengono pescate. Ora un grande produttore di ingredienti marini avverte che la domanda di omega-3 potrebbe superare l'offerta già nel 2027.

Il segnale è importante per due motivi. Il primo è che la domanda di omega-3 cresce da anni, spinta dall'alimentazione, dagli integratori e dall'acquacoltura, che ha bisogno di olio e farina di pesce per l'alimentazione dei pesci allevati. Il secondo è che l'offerta non si adegua con la stessa rapidità: la pesca delle specie pelagiche è soggetta a quote, stagioni e variazioni naturali, e una stagione debole pesa subito sul mercato.

Quando la materia prima scarseggia, l'effetto arriva lungo tutta la filiera. Chi trasforma o integra prodotti con omega-3 si trova a negoziare con meno margine di manovra, e spesso scopre il problema quando il fornitore non può più garantire i volumi concordati. Per questo il tema non è il prezzo di oggi, ma la pianificazione di quello di domani.

Tre mosse concrete. La prima è bloccare i volumi con anticipo, con contratti che fissino quantità e tempi di consegna. La seconda è avere almeno due fornitori qualificati per lo stesso ingrediente, con specifiche tecniche comparabili, così da non restare vincolati a una sola fonte. La terza è rivedere le formule di prodotto: capire quali ricette dipendono davvero dall'olio di pesce e dove esistono alternative tecnicamente valide.

Il dato che conta non è la cifra di mercato, che cambia ogni settimana, ma la direzione: una domanda che cresce più in fretta dell'offerta. Chi pianifica oggi arriva al 2027 con i volumi in mano. Chi aspetta di vedere il problema, lo paga.